Il futuro è una scelta, non un’ipotesi

Il futuro è un’ipotesi, forse il prossimo alibi che vuoi,
il futuro è una scusa per ripensarci poi. (Enrico Ruggeri)

Una scelta è mai davvero una “scelta”?

Si sceglie perché si vuole o si sceglie perché si deve?

Scegliamo “il meglio” o scegliamo solo il migliore dei mondi possibili?

Candido, giovane e sprovveduto, viene scacciato dal castello in cui vive ed è costretto a vagare per il mondo alla ricerca dell’amore e di una condizione stabile. Nel suo viaggio incontrerà amici generosi, perché, pensa, il nostro è il “migliore dei mondi possibili”.

Gliel’ha detto il suo istitutore Pangloss. Non può che essere così! Ma guerre, cataclismi e naufragi gli faranno ben presto cambiare idea. La sola soluzione è estraniarsi dal consorzio degli uomini e pensare solo al proprio interesse particolare.

È la strada, quella del Candido di Voltaire, che percorrono in molti, in questi anni.

Durante quella che è probabilmente la più grave crisi attraversata dal sistema economico contemporaneo, l’innovazione, la voglia di rischiare, la fiducia nel gruppo e nelle collaborazioni sono tutti valori che sono messi in discussione.

La crisi ci impone scelte sub-ottimali, concentrate sul risparmio e sulla riduzione dei costi.

La scelta ottimale, invece, è quella che fa crescere, perché si produce di più, non perché si spende meno.

Nella “teoria dei giochi”, il punto di equilibrio è una situazione nella quale nessun giocatore ha interesse a cambiare unilateralmente strategia.
È l’equilibrio di Nash, formulato da uno dei matematici più brillanti e originali del Novecento. John Nash ha rivoluzionato l’economia con i suoi studi di matematica applicata alla teoria dei giochi, vincendo il Premio Nobel per l’economia nel 1994.

L’equilibrio di Nash rappresenta una situazione in cui ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e mira a massimizzare il proprio profitto, a prescindere dalle scelte degli avversari.

Ma l’equilibrio di Nash non è la soluzione in assoluto migliore per tutti.
Infatti, in un equilibrio di Nash il singolo giocatore non può aumentare il proprio guadagno modificando solo la propria strategia; nel gruppo di giocatori tutti potrebbero aumentare il proprio guadagno, allontanandosi congiuntamente dall’equilibrio, dopo essersi accordati.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Equilibrio_di_Nash#Equilibrio_di_Nash_e_ottimo_di_Pareto

L’equilibrio di Nash è raccontato perfettamente dal “dilemma del prigioniero” (v. oltre).

Viviamo in un mondo di decisioni unilaterali e subottimali?

Spesso sembra che sia così.

L’investimento non è più visto come un’opportunità ma come una spesa.

La scelta è quella di non scegliere, di dire no.

Eppure là fuori ci sono ancora tanti nuovi paesaggi da vedere e tanti orizzonti da esplorare.

È il solo modo per poter pronunciare senza timori la parola “futuro”. Per non renderlo un’ipotesi che spaventa o un alibi per non agire, ma un momento del tempo carico di aspettative e di realizzazione.

Il dilemma del prigioniero

Il dilemma può essere descritto come segue. Due criminali vengono accusati di aver commesso un reato. Gli investigatori li arrestano entrambi e li chiudono in due celle diverse, impedendo loro di comunicare. Ad ognuno di loro vengono date due scelte: confessare l’accaduto, oppure non confessare. Viene inoltre spiegato loro che:

  1. se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena; l’altro viene però condannato a 7 anni di carcere.
  2. se entrambi confessano, vengono entrambi condannati a 6 anni.
  3. se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati a 1 anno, perché comunque già colpevoli di porto abusivo di armi.

La miglior strategia di questo gioco non cooperativo è (confessa, confessa) perché non sappiamo cosa sceglierà di fare l’altro. Per ognuno dei due lo scopo è infatti di minimizzare la propria condanna; e ogni prigioniero:

  • confessando: rischia 0 o 6 anni
  • non confessando: rischia 1 o 7 anni

La strategia non confessa è strettamente dominata dalla strategia confessa. Eliminando le strategie strettamente dominate si arriva all’equilibrio di Nash, dove i due prigionieri confessano e hanno 6 anni di carcere. Il risultato migliore per i due (“ottimo paretiano”) è naturalmente di non confessare (1 anno di carcere invece di 6), ma questo non è un equilibrio.

Supponiamo che i due si siano promessi di non confessare in caso di arresto. Sono ora rinchiusi in due celle diverse e si domandano se la promessa sarà mantenuta dall’altro; se un prigioniero non rispetta la promessa e l’altro sì, il primo è allora liberato. C’è dunque un dilemma: confessare o non confessare. La teoria dei giochi ci dice che c’è un solo equilibrio (confessa, confessa).

Se pensiamo agli Stati Uniti e all’URSS come ai due prigionieri, e alla confessione come l’armamento con l’atomica (per contro la negazione equivarrebbe al disarmo unilaterale), il dilemma descrive come per le due nazioni fosse inevitabile al tempo della guerra fredda la corsa agli armamenti, benché questo risultato finale fosse non ottimale per nessuna delle due superpotenze (e per l’intero mondo).

[tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Dilemma_del_prigioniero]

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