"Personas". Che strano termine! Un errore di battitura?!? Non proprio. A tutti sarà capitato di scrivere, o di immaginare di scrivere, un post Facebook per un cliente e pensare “Ma che bella idea ho avuto! Sono sicuro riceverà una marea di mi piace”. E se questo non è avvenuto, ti chiedi subito perché e dove hai sbagliato. Sì, effettivamente, il termine corretto è, personas non persone. Scopri chi sono.

Ci hanno insegnato a pensare in ottica di B2B, business to business, e di B2C, business to consumer. Oggi si parla sempre più di H2H, human to human. E se ne parlerà sempre di più in futuro. Tutta la nostra comunicazione è incentrata sulle emozioni, e sull'umanità, in prima analisi per motivi etici senza dubbio: la comunicazione deve avere un "valore" e questo valore lo troviamo nelle emozioni che è in grado di suscitare. La comunicazione fondata sull'emozionare funziona meglio di quella fondata sull'informare.

Come si misura il successo delle nostre azioni? Raccogliendo ed analizzando dati. Ma devono essere i dati giusti, e non sempre facile individuarli. Anche nella comunicazione vanno misurati gli elementi corretti. E non sempre la corretta misura dei risultati sono le vendite, ma sono ad esempio l’immagine che riusciamo a creare, la fiducia che riusciamo a trasmettere nel pubblico che ha iniziato a seguirci, le esperienze che i nostri prodotti sono in grado di regalare a chi li utilizza.

Leggendo, stamattina, della milionesima bufala diffusa su Facebook e condivisa, senza il minimo giudizio critico, da più di 100.000 persone, un pensiero si è "installato" quasi subito nella mente. Ha senso produrre contenuti di qualità? E renderli il centro e il valore aggiunto della propria proposta professionale? Quando, contemporaneamente, contenuti, non solo di scarsa qualità, ma addirittura fasulli, non reali, sono condivisi e apprezzati da un numero sempre maggiore di persone?