La frase che più probabilmente si avvicina a definire il nostro lavoro è: creare emozioni con immagini, testi, musica. Troppo ambizioso? Forse. Oggi tutto ciò, però, esiste e se ne parla molto. È lo Storytelling. Che non è difficile definire. Più difficile è spiegare come si mette in atto e come lo si applica alla comunicazione. Un esempio può aiutare a fare chiarezza.

I brand vengono sempre più premiati (o puniti) in base all’eticità dei loro comportamenti. Molti “epic fail” o “epic win” nascono da un tweet sbagliato o da un’iniziativa sociale di successo. Essere dalla parte “giusta” non basta. Bisogna comunicare al pubblico che condividiamo i loro valori. Per farlo, l’advertising, la pubblicità non è il mezzo migliore. Il content che parla di valori è la chiave per conquistare la fiducia del tuo pubblico.

Uno degli argomenti chiave del web marketing è: come genero interesse per i miei prodotti e servizi?  Viviamo in mercati in cui la descrizione delle caratteristiche del prodotto stile “carosello”, per intenderci non funziona più. Chi ci legge non sta cercando direttamente un prodotto, sta cercando la soluzione ad un problema. Per rispondere alle domande dei nostri lettori, bisogna, naturalmente, capire che cosa chiedono.

Tempo fa mi sono trovato a discutere con un importante dirigente d'azienda, il quale, quando ho iniziato a parlare di comunicazione digitale e di formazione sulla stessa, mi ha detto "Ah no, io sino a-social", dove la lettere "a" stava per quel maledetto alfa privativo che tutti conosciamo. Va bene, gli dico io, ma perché se lo sei tu, che hai una posizione importante e da te dipendono il lavoro e gli stipendi di tante altre persone, a cascata dovrebberlo esserlo anche le perosne che fanno parte della tua rete commerciale?

Nel marketing, troppo spesso, si pensa di poter conquistare un cliente con delle precise "tecniche di persuasione". Una leva allo stesso tempo efficace ed etica è la leva della reciprocità: donare qualcosa aspettandosi di ottenere in cambio, se non il medesimo valore, comunque, un valore. Funziona sia online che offline, anche se non sempre e non con tutte le persone. 

Quando scriviamo contenuti per il web, il nostro obiettivo è conquistare la fiducia del lettore, fornendogli informazioni che siano utili per lui e mostrino noi come una fonte autorevole.Spesso si tende a scrivere senza sapere quello che il lettore vuole.Comunichiamo quello che pensiamo/immaginiamo che al lettore potrebbe interessare. Comunichiamo in maniera slegata rispetto a quelle che sono le aspettative.

Il viaggio dell'eroe è un pattern presente nella maggior parte delle storie. Da molti considerato un percorso archetipico alla base di ogni storia mai raccontata, è stato prima studiato da Vladimir Propp, quindi da molti altri studiosi, tra cui Joseph Campbell, David Adams, Christopher Vogler. Il viaggio dell'eroe è anche un "metodo" per costruire racconti avvincenti, con l'aiuto di un mazzo di carte, dei post-it e ovviamente

Implementare strumenti di monitoraggio e tracciamento del traffico internet per le PMI, non richiede investimenti rilevanti. Richiede la capacità di estrarre i dati giusti, nel mare magnum di indici, filtri e parametri e di interpretarli correttamente. Un valore in sé non è né “buono”, né “cattivo”. Cosa rappresenta, nella nostra strategia, va interpretato, in relazione, per esempio, al contesto del mercato, e agli obiettivi che ci siamo dati.

Le parole vanno trattate con cura e rispetto, vanno maneggiate con cautela e usare quelle giuste è fondamentale per costruire storie coinvolgenti. Una cosa è dire “brutto”. Ben diverso è utilizzare: spiacevole, ignobile, rivoltante, nauseabondo, mostruoso, laido, meschino, debole, vile, asimmetrico, schifoso, osceno, spaventoso, rozzo, insulso, inguardabile, improponibile, abominevole, indecente…

“Mi chiamo Junwoo e ho quattro mesi. Sto andando negli Stati Uniti con la mia mamma e la mia nonna a trovare lo zio. Sono un po’ nervoso e preoccupato perché è il primo volo della mia vita, il che significa che potrei piangere e fare rumore. Cercherò di stare tranquillo ma non posso promettervelo. Scusatemi. Così mia madre ha preparato questo pacchetto con dei dolci e dei tappi per le orecchie. Usateli quando ci sarà troppo rumore a causa mia.”

Una volta, per chi faceva marketing era semplice. C’erano solo TV, radio e quotidiani. Il consumatore era ostaggio delle pubblicità e dei centri commerciali. Oggi viene pubblicato un milione di libri all’anno, sui nostri smartphone possiamo leggere centinaia e centinaia di pagine di notizie, articoli, approfondimenti. Ci sono più formatori, corsi, club e istruttori di quanti sarebbe mai possibile prendere in considerazione.

Una volta, per chi faceva marketing era semplice. C’erano solo TV, radio e quotidiani. Il consumatore era ostaggio delle pubblicità e dei centri commerciali. Oggi viene pubblicato un milione di libri all’anno, sui nostri smartphone possiamo leggere centinaia e centinaia di pagine di notizie, articoli, approfondimenti. Ci sono più formatori, corsi, club e istruttori di quanti sarebbe mai possibile prendere in considerazione.

Ci chiediamo ogni giorno: qual è il ruolo di un’agenzia di comunicazione? Molto semplicemente, deve saper comunicare bene e, per farlo, un elemento fondamentale è sapere gestire e filtrare tutte le informazioni disponibili, oggi. Che rischiano di “intossicarci”. Ovviamente il marketing non è nocivo, in sé. Anzi è un toccasana, ovviamente. Come il cioccolato, come la panna montata (colesterolo a parte. Parliamo più che altro del buon umore che ci regala). Ma cosa succederebbe se ne mangiaste 10 chili, tutti in una volta?

Noi, come addetti ai lavori, comprendiamo realmente la necessità di misurare il ritorno degli investimenti per le attività di comunicazione. Analizziamo attentamente cosa si può fare e come, perché non sempre è così immediato. I manuali sono pieni di teorie. La realtà e piena di promesse e di piani che, a detta di chi li presenta, garantiscono risultati mirabolanti e successo senza se e senza ma.

Durante la partita Udinese-Lazio dell’8 aprile 2018, i giocatori friulani sono scesi in campo con 11 maglie diverse risalenti a passate stagioni del Club. Ogni maglia appartiene a un tifoso che l’ha collezionata e ora la dona all’Udinese con uno scopo ben preciso: vedere il proprio sogno avverarsi. Una persona, una maglia, una storia. Storie che potrebbero andare a comporre un universo narrativo "transmediale".

In una narrazione la storia ha quasi sempre inizio con il protagonista che vive in armonia e pace; all’improvviso succede qualcosa di grave o di sorprendente, che interrompe lo stato di quiete. L’eroe inizia il suo viaggio, necessario per ritornare alla pace originale. Succede la stessa cosa nel mondo reale: i clienti vogliono risolvere un problema che li affligge. Identificando e parlando del problema il cliente si sente compreso e si avvicina al nostro brand.