L’elogio dell’imperfezione consapevole (e necessaria)

L’idea di parlare dell’imperfezione ci è arrivata dalla lettura di questo bell’articolo scritto da Riccardo Scandellari sul suo www.skande.com

[https://www.skande.com/paralisi-della-perfezione-201601.html]

La realtà contemporanea cambia così velocemente che l’”imperfezione” può considerarsi un dato di fatto.

Ma la richiesta “esterna” è troppo spesso quella di essere perfetti, impeccabili in ogni dettaglio della vita. Un traguardo irrealistico ed irraggiungibile, ovviamente.

Sicuramente fare il proprio lavoro (con passione), credendoci (sempre) porta ad un primo traguardo realistico e raggiungibile: “ho fatto meglio che potevo, anzi, nello sforzo compiuto mi sono migliorato, ho acquisito nuove capacità e competenze”.

“Fatto è meglio che perfetto.”, scrive Riccardo Scandellari, nell’articolo sopra citato. “Dove per fatto si intende che, se per cominciare aspettiamo l’idea perfetta e la altrettanto perfetta realizzazione, stiamo freschi.”

La ricerca ossessiva della perfezione il più delle volte porta solo:

  • ad un costante rinvio
  • alla rinuncia
  • alla paura. Che nel tempo cresce, perché se stiamo fermi ad aspettare  le cose difficilmente miglioreranno da sole. Quasi certamente peggioreranno: il che ci può condurre di nuovo alla rinuncia, al “mollare tutto”
  • al rimpianto per non averci provato

Se un’idea sembra buona, proviamoci al meglio delle nostre possibilità.

Perché l’idea va testata sul campo, va verificata anche in relazione alle opinioni altrui, va perfezionata, va levigata e lucidata, perché inizi a splendere e ad essere vista a distanza.

Il che non significa buttarsi a capofitto, investendo cifre a caso, ogni volta che ci sembra di aver avuto un grande idea.

Significa solo non stare fermi lì, ad arrovellarsi tra dubbi e paure. Rinunciando, non solo ad avere le giuste soddisfazioni e successi, ma, in ultima analisi, a vivere.

Seth Godin, autore dei celebri best seller sulla “Mucca Viola”, ossia come distinguersi in mercati fortemente concorrenziali ci dice che:

“La maggior parte delle aziende rivoluzionarie non è fondata su novità e nuove idee. In verità, spesso, si tratta di una sola grande idea.

Il resto è esecuzione, pazienza, tattica e persone. La capacità di percepire ciò che sta accadendo e di agire su di esso. Il resto si basa sulle cose che sai già fare. Si tratta solo di realizzarle nel modo migliore.

Probabilmente, non sono necessarie altre nuove idee. È meglio cercare di capire cosa fare con quelle che hai.”

[https://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2015/12/one-big-idea.html]

Con la certezza che non siamo perfetti (noi e il nostro progetto), saremo sicuramente stimolati a migliorarlo. E vedrete che effettivamente con il tempo migliorerà, i risultati non tarderanno ad arrivare, se avremo la costanza di portarlo avanti al di là degli ostacoli che per forza di cose incontreremo sul nostro percorso.

La “mania della perfezione” deriva da un certo filone del “corporate storytelling”, che celebra la perfezione, appunto, di alcuni brand e di alcune idee (Apple, Facebook, Google…), come se poi queste stesse idee fossero nate già di per sé perfette, e non fossero, invece, proprio il frutto di un lavoro di miglioramento continuo.

È anche vero che lo Storytelling, per sua natura, celebra proprio ciò che vi stiamo raccontando.

Pensate al principale archetipo su cui si fonda la narrazione stessa, preso dalle favole e dalla mitologia: il viaggio dell’eroe, che risponde a una chiamata e intraprende un percorso ad ostacoli per arrivare all’obiettivo finale, cresciuto e migliorato.

Non è forse l’esatta narrazione di ciò che stiamo dicendo?

Intraprendere il viaggio, consapevoli del pericolo, ma sicuri dei propri mezzi.

Incontreremo degli antagonisti, o dei nemici, che ci metteranno “i bastoni tra le ruote”, ma anche degli aiutanti, degli oggetti magici, che ci aiuteranno a cavarcela, anche quando tutto sembra perduto.

E alla fine raggiungeremo il traguardo, accresciuti e migliorati. Più maturi, più consapevoli, più forti. Nelle favole più belle, avremo anche cambiato le persone intorno a noi, e fornito un piccolo o grande contributo a migliorare il mondo.

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